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Giovanni Capurro (1859-1920) e Eduardo Di Capua (1865-1917), entrambi vomeresi, furono autori di 'O sole mio, la canzone più celebre, tra quelle napoletane: giornalista del Roma, il primo, musicista, infatti, per tradizione di famiglia, il secondo (figlio di Giacobbe, noto violinista posteggiatore), essi vivevano, rispettivamente, nel tratto collinare dell'"Infrascata" e ad Antignano.
Eduardo Di Capua (1865-1917), figlio di Giacobbe, noto violinista posteggiatore, autore della musica di 'O sole mio, la canzone più celebre, tra quelle napoletane, abitò al largo Antignano
Ernesto Murolo(1876-1939) è la più autenticamente vomerese, fra le penne che cantarono il Vomero - in connubio artistico con Ernesto Tagliaferri, col quale dedicò alle "figlióle d'Antignano" la celebre 'O cunto 'e Mariarosa (1932) -. Benché nato a Montecalvario, infatti, egli presto si trasferì sulla collina, nella splendida casa sui gradini di via Cimarosa; pure sulla collina - a Camaldoli - è ambientata la Tarantelluccia (1907), ch'egli scrisse con Rodolfo Falvo.
Amedeo Mammalella (Napoli, 1889-1968), discendente da famiglia d'origine procidana, insediatasi sulla collina di San Martino, fu uomo politico (assessore alle finanze e alle belle arti nelle amministrazioni di Achille Lauro), e poeta particolarmente sensibile, oltre che attento critico nel medesimo settore, partecipando allo "Sciaraballo dei poeti napoletani", che operò, negli anni 60 del secolo scorso, intorno a Ettore De Mura.
Mons. Alfredo Falanga (1891-1957), vomerese di via Merliani, fu prelato domestico pontificio, nonché ultimo segretario del Clero campano; laureato, oltre che in teologia, anche in matematica e in fisica (con titoli distinti), fu docente nella facoltà di teologia e pubblicò testi di geometria e di trigonometria per gl'istituti superiori, nei quali pure insegnò.
Mons. Gennaro Sperindeo, fondatore e primo delegato pontificio della basilica di San Gennaro ad Antignano (fino al 1956, anno della sua morte), ne scrisse anche la storia (pubblicata, con grande modestia, anonima, nel 1942). Docente di fisica nell'Università di Napoli, eseguì, per la prima volta, insieme col prof. Ianuario, l'esame spettrografico del sangue di san Gennaro.
Agostino Salvietti, attore vomerese, di via Aniello Falcone, si fece apprezzare particolarmente, per le sue qualità artistiche, anche dai De Filippo; particolarmente memorabile la sua interpretazione della scarpettiana 'Na Santarella, ma anche la sua partecipazione alla trasmissione radiofonica domenicale Succede a Napoli, in coppia con Giulia Melidoni, nei dialoghi di "Tetillo e Tetella". Trascorreva il tempo libero coltivando l'hobby della pittura: per più anni consecutivi, egli espose, nel lungo corridoio che precedeva il negozio di dischi "Luce", di Luigi Sica, in via Scarlatti, le sue tele, tra le quali una, ch'esprimeva, in maniera perfetta, il suo humour, intitolata: Il signore non è in casa, raffigurava l'ingresso della sua abitazione, con il suo cappotto dal bavero d'astrakhan, la sua lobbia e il suo bastone col pomo d'argento, appesi all'attaccapanni.
Gino Doria (1890 - 1975), visse nella meravigliosa villa di famiglia, nel tratto di via Annella di Massimo, che, successivamente, ha preso da lui il nome. Giornalista e scrittore, ha legato il proprio nome a saggi, come Storia di una capitale (1968) e Le strade di Napoli (1971); fu, inoltre, direttore del Museo di San Martino e Soprintendente alle Gallerie di Napoli.
Francesco Flora visse al Vomero, in uno degli splendidi palazzi liberty di via Mattia Preti, benché fosse nato a Colle Sannita, nel 1891. Docente di letteratura italiana e critico letterario, ha lasciato, oltre alla monumentale Storia della letteratura italiana (1940-42), fra l'altro, saggi su D'Annunzio (1926), su Croce (1927) e sulla letteratura contemporanea (1950; 1952). Morì, nel 1962, a Bologna, dove insegnava.
Tecla Scarano, vomerese di via Raffaele Tarantino, nata a Napoli nel 1894, cominciò a calcare le scene all'età di otto anni, divenendo celebre come partner di Agostino Salvietti (anch'egli vomerese, di via Aniello Falcone), ma interpretando anche lavori teatrali insieme con Raffaele Viviani ('O vico) e Eduardo (Palummella zompa e vola, di Antonio Petito).
Giovanni De Caro, nato, a Napoli, nel 1899, e discendente dal pittore Lorenzo, che, nel secolo precedente, aveva operato nella chiesa della Cesarea, è vissuto, anch'egli, in prossimità dell'"Infrascata" e, più precisamente, in via Girolamo Santacroce. Combattente, nel primo conflitto mondiale, tra i "ragazzi del '99", fu insignito della Croce di guerra e nominato cavaliere di Vittorio Veneto. Giornalista e scrittore, collaborò, fra l'altro, ai quotidiani Il Mattino e Napoli notte e ai periodici di cultura Il Rievocatore e Il Broccolo e fu, altresì, condirettore de L'Arciere di Armando Ponsiglione. Approdò alla poesia, in età alquanto avanzata: tra le sue composizioni, dev'essere ricordata la trilogia Piazza Mercato (Corradino; Masaniello; 1799), ma anche Casa puverella, 'O panariello, Suonno celeste; tra le sue raccolte d'aneddoti, il Planetario napoletano (1958), Napoli aneddotica (1969), Nuovi aneddoti napoletani (1972).
Alfredo Parente, nato, nel 1905, a Guardia Sanframondi, ma vomerese, fin dalla giovane età, è vissuto in fondo a via Luca Giordano; e, se, nella sua formazione universitaria, gli fu maestro Francesco Flora (anch'egli vomerese, di via Mattia Preti), in quella culturale, senz'alcun dubbio, maestro gli fu Benedetto Croce, al quale fu presentato da Nino Cortese, e che lo volle collaboratore della sua rivista La Critica e docente di filosofia e metodologia della storia nel suo Istituto italiano di studi storici. I suoi interessi culturali spaziarono dalla letteratura, alla filosofia, alla storia e, perfino, alla musica (pur non sapendo, neanche, leggere le sette note); né trascurò, peraltro, di dedicarsi agli hobby della scultura, del disegno e della ceramica. Direttore, per ben quarant'anni, della biblioteca della Società napoletana di storia patria, fondò, dopo la morte del maestro, insieme con altri allievi di lui, la Rivista di studi crociani.
Francesco de Martino, (1907 - 2002) è vissuto nella villa di famiglia, in via A. Falcone; come uomo politico, è stato segretario del P.s.i. e presidente del Consiglio dei ministri; come giurista, è stato avvocato e docente di Storia del diritto romano nell'Università di Napoli e ha legato il suo nome a una monumentale Storia della Costituzione romana, in cinque volumi.
Alessandro Zazzera, classe 1910, nato nel palazzo Pennarola, in via Scarlatti, fu, nella vita - e per la vita, funzionario d'un istituto finanziario, ma, per sé stesso, per la famiglia e per gli amici, soprattutto un "malato" della carta stampata: a vent'anni, appena, era corrispondente del celebre periodico umoristico napoletano Vaco 'e pressa e, nel 1949, redattore del mensile Il Broccolo; in quello stesso anno, pubblicò una Strenna-guida vomerese, dando vita, altresì, quasi contemporaneamente, al mensile Per voi sposi, che gli sopravvisse per un paio d'anni, quando egli, appena cinquantatreenne, si spense, in seguito a malattia, senza neanche poter iscriversi al neonato Ordine dei giornalisti.
Dolores Palumbo (1912), cominciò la carriera artistica a soli sette anni, impersonando "Peppeniello" nella scarpettiana Miseria e nobiltà, ma divenne celebre recitando in Napoli milionaria, scritta, apposta per lei, da Eduardo, mentre, accanto a Peppino, interpretò Non è vero, ma ci credo; la grande Tina Pica la considerò una sua figlia spirituale.
Roberto Murolo (1912), dev'essere considerato, con la sua chitarra, fra le tante voci vomeresi, il vero interprete della Napoli canora, scevro da virtuosistici acuti, o da vocalizzi nasali, o da singhiozzi strappalacrime: oltre che cantante, egli è anche autore di numerose belle canzoni, da 'O ciucciariello (1951, musicata da Nino Oliviero), a Semplicità (1954, musicata da Salvatore Mazzocco), a Sarrà chi sa (1959, tutta sua, vincitrice del "Festival della canzone napoletana"), a Marechiaro Marechiaro (1962, scritta in collaborazione con la sorella Maria, musicata da Renato Forlani).
Antonio Guarino, nato a Cerreto Sannita, nel 1914, vive in via Aniello Falcone, da poco meno di mezzo secolo. Allievo di Vincenzo Arangio-Ruiz, ha insegnato diritto romano a Catania e, poi, a Napoli; la sua vastissima produzione scientifica annovera, fra l'altro, i manuali "Diritto privato romano" e "Storia del diritto romano". È anche avvocato e giornalista pubblicista; è stato senatore della Repubblica per il P.c.i.
Mons. Gennaro Errico, nato all'Arenella, nel 1915, e ordinato sacerdote nel 1939, è stato rettore della chiesa di S. Anna all'Arenella e, poi, parroco di S. Gennaro ad Antignano, ma anche maestro di generazioni di studenti vomeresi - sia per l'insegnamento di religione impartito nel liceo "Sannazaro", sia per la fondazione dell'istituto "Vittorio Alfieri" (1943) -; è morto il 30 settembre 2000.
Raffaello Franchini, vomerese di via Cilea (1920-1990), formatosi alla scuola di Benedetto Croce, insegnò filosofia teoretica, a Messina (dal 1964) e, successivamente, a Napoli (dal 1971); e al pensiero del suo maestro dedicò alcuni dei suoi saggi, tra i quali, Croce interprete di Hegel (1964) e La teoria della storia di Benedetto Croce (1966); altre tappe fondamentali della sua speculazione filosofica sono costituite dagli scritti su Esperienza dello storicismo (1953), Metafisica e storia (1958), Teoria della previsione (1964), Il diritto alla filosofia (1982), Eutanasia dei principii logici (1989).
Vincenzo Fasciglione, benché nato a Chiaja, nel 1933, vive al Vomero, in via Bernardo Cavallino, da decenni. I suoi versi, d'una napoletanità autentica, che ne fa l'erede della tradizione poetica dell''800, sono stati pubblicati in numerose raccolte, fra le quali Mmescafrancesca (1984), Zibacchiello (1987), 'O franfellicco (1988).
Aurelio Pellegrino, nato a Napoli, nel 1934, ha svolto, fin da giovanissimo, attività giornalistica, collaborando, fra l'altro, con i quotidiani Roma e Il Giornale di Napoli e dirigendo, dal 1979 e fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1999, il Corriere partenopeo - sottotitolato: "Piccolo "quotidiano" mensile", per la sua grafica -, da lui stesso fondato, che dedica un'attenzione particolare alla storia e alle tradizioni, oltre che all'attualità, della collina vomerese. Si è occupato, inoltre, di critica d'arte ed è stato segretario del Centro italiano studi, informazioni, ricerche e documentazioni per la stampa.
Ada Sibilio Murolo, vomerese - del "Cancello di ferro" -, laureata in lettere e lingue straniere, svolge attività di pubblicistica nel settore della critica letteraria ed è fondatrice e animatrice dell'associazione Incontro con il libro.
Giulio Pacella, nato a Napoli, nel 1935, e abitante al rione Alto, è veterinario, per professione, ma, per vocazione, poeta e profondo conoscitore della lingua napoletana, cui ha dedicato numerosi scritti sul Corriere partenopeo. Particolarmente abile nella composizione di sonetti, ha pubblicato, fra le altre, le raccolte 'N'anno 'e sunette (1997) e Chiove e ghiesce 'o sole! (2001); ha curato, altresì, la traduzione in lingua napoletana di Graziella, di Alphonse de Lamartine (2001).
Carlo e Aldo Giuffré, vomeresi della "Santarella", hanno dato lustro all'arte teatrale, non soltanto napoletana (e li ricordiamo, fra i tanti, in lavori come La fortuna con l'effe maiuscola, di Eduardo e Armando Curcio, e Francesca da Rimini, di Antonio Petito), ma anche nazionale: storica rimane l'interpretazione di Carlo dei Sei personaggi in cerca d'autore, di Luigi Pirandello.
Augusto Crocco, classe 1937, vomerese "d'adozione", da decenni, laureato in lettere, critico d'arte e giornalista pubblicista, è fra i massimi studiosi di Raimondo de' Sangro, principe di Sansevero, e ha legato il proprio nome anche a studi sull'eremo di Camaldoli e sulla paremiologia napoletana.
Carlo Missaglia, nato al Vomero nel 1940, comincia a cantare, giovanissimo, nel teatrino dei Salesiani, continuando professionalmente l'attività negli anni successivi; ha partecipato al Festival della canzone napoletana del 1965; affianca all'attività artistica quella di ricerca storico-musicale, tradotta, fra l'altro, nei dieci cd de La canzone napoletana, che raccolgono brani dal 1500 a oggi.
Mario Finizio, nato a Nola, nel 1944, si trasferì al Vomero giovanissimo; ha legato il suo nome al saggio Il quartiere dei broccoli (1985) e ad alcune ricerche sui proverbi napoletani, oltre che a un vastissimo archivio fotografico del vecchio Vomero; è morto, improvvisamente, nel maggio 1997.
Tullio Del Matto, nato, in via Luca Giordano, nel 1947, ha manifestato la propria passione per il teatro, fin dal tempo delle scuole elementari, quando cominciò a costruire da sé le guarattelle, con i materiali più poveri e più impensati (cucchiai di legno, manici di coltello o di cacciavite, vecchi abiti dismessi), improvvisando con esse recite per parenti e amici. Dopo essere entrato nella compagnia di cabaret di Leo Valeriano, che operava a "La porta infame", nel palazzo del tribunale militare, a Santa Maria degli Angeli, ha recitato con Carlo Giuffré, Luigi De Filippo e Gino Rivieccio; memorabili rimangono le sue interpretazioni del maggiore don Angelo Cannone, in 'Na Santarella, di Eduardo Scarpetta, e di don Vincenzo, ne La fortuna con l'effe maiuscola, di Armando Curcio e Eduardo, del quale, peraltro, egli mostra, in ogni possibile occasione, d'avere appreso, perfettamente, la lezione artistica.
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